Scrivosolo

Parole e Luce

Mese: febbraio 2018 (Page 1 of 2)

scrivoSolo

Niente, stasera non si scrive. Ho deciso di rifare un po’ il look al blog, prima cercando immagini accattivanti per dare un’identità al blog ma poi ho voluto tenere fede al nome che ho scelto, scrivoSolo, per cui ho deciso di togliere le immagini e rendere il sito ancora più minimal.

Cosa ne pensate?

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla

(Gabriel García Márquez)

Scontato

Fuori fa un freddo polare ed io ho appena finito una giornata passata davanti a powerpoint, che considero uno strumento infernale come pochi altri. La dispensa è vuota, la casa è silenziosa e l’unica nota positiva è che il nuovo impianto di riscaldamento funziona senza dare rogne. Una di quelle cose che si danno per scontate ma quando si rompe irrimediabilmente la caldaia ti rendi conto che non lo sono. Adesso tutte le sere che rientro a casa sono felice che ci sia un bel calduccio e che qualcosa è stato fatto per ottenerlo. Questo tepore, almeno qui, non è piovuto dal cielo.

Reality show a chi?

Solita configurazione serale, io sul divano, la tv di fronte a me ed il mio piccolo Mac sulle gambe. Avessi un cane o una fidanzata sarebbe diverso ma per ora questa è la mia normalità.

Guardo il TG (su La7, sopporto solo quello) e poi un programma di approfondimento politico (ma non solo) che conduce Lilli Gruber. Praticamente tutte le sere, sperando che la campagna elettorale finisca presto e che la possibilità di sentire qualcuno raccontare cose interessanti torni al più presto.

Giro un po’ tra i canali e mi cade l’occhio su un programma che non avevo mai visto “Master Pasticcere di Francia”! Spengo la tv, non ce la faccio, devo riflettere. Master Pasticcere di Francia?!?!

Di tv ne guardo troppa e di reality anche ma forse sarebbe il caso di darci un taglio. Ma i reality poi, cosa sono? Mi faccio domande a stomaco vuoto.

La tv delle persone come noi, la possibilità che anche noi potremmo essere uno di loro, la rivincita di Calimero, un palco dove farsi conoscere (ma qui ho già dei dubbi che siano persone “come noi”). Puro e semplice intrattenimento televisivo, anche se quando Siri parla di Intrattenimento parla di arte messa a disposizione della massa:

L’intrattenimento è un’azione o un evento che ha come scopo quello di catturare l’interesse di uno spettatore o di un pubblico, oppure, in senso più ampio, qualunque attività capace di suscitare gioia o divertimento in chi la pratica. Benché l’interesse di una persona a una determinata attività possa variare a seconda dei gusti personali, molte forme di intrattenimento possiedono una lunga storia e sono ormai universalmente riconosciute. L’arte della narrazione, la musica, il teatro, la danza e altri tipi di rappresentazioni artistiche che in passato erano a sola discrezione di una ristretta categoria di persone, come facoltosi e nobili, nel tempo si sono evolute fino a diventare eventi convenzionali fruibili dalla massa nelle diverse culture.

Per quale motivo io dovrei provare interesse per gente normale che fa finta di cucinare o preparare dolci? Insegnatemi a cucinare, fatemi assaggiare qualcosa, raccontatemi storie che possano sfamare la mia fame di sapere. Intrattenimento professionista vorrei, i dilettanti funzionavano alla Corrida e guarda caso li si guardava per ridere un po’ alle loro spalle.

No, si prendono dieci persone, gli si danno dei compiti che ancora non riusciamo a capire come facciano a portare a termine (ma veramente uno che non ha mai cucinato se non per gli amici può preparare 150 coperti da un giorno all’altro?) e non impariamo assolutamente nulla di cucina perché va tutto troppo in fretta. Non impariamo neanche a giudicare, manco il televoto ci danno. Certo, non potendo assaggiare, come sarebbe possibile. Dobbiamo stare al giudizio dei guru della cucina (prendo la cucina come esempio ma ci solo reality per tutto e per tutti i gusti) e noi pendiamo dalle loro labbra. Ma perché? I partecipanti poi, perché hanno così tanta voglia di farsi giudicare e prendere sonori “ceffoni” in pubblico? Saranno mica masochisti.

No, penso solo che ai produttori questo faccia comodo perché le persone costano meno dei personaggi (anzi, fanno a botte per andarci) e così possono sfornare programmi nuovi in continuazione. A noi invece fa sempre più piacere farci i fatti degli altri “normali” come noi.

Vado a buttare la pasta…

Non c’è nessun problema che un viaggio in moto non possa risolvere. È solo questione di quanti chilometri sei disposto a fare.

(G. Santucci, 700 ore in India)

Sognando viaggi

Datemi una mappa e posso perdermi per ore sognando viaggi e studiando posti da vedere. Già, sono bravo a sognare ma molto meno a realizzare.

Sul mio blocco degli appunti si sovrappongono viaggi in moto che mi farebbero sentire libero e viaggi nelle capitali europee dove però fa sempre troppo freddo. Ci sono anche i viaggi organizzati in gruppo, ma per l’appunto bisognerebbe essere capaci di organizzare e con un certo anticipo ma a me piace partire senza preavviso. Dighe, ponti, mulini a vento alla pari di scogliere imponenti e paesaggi degni del National Geographic. Atmosfere da mille e una notte e piccoli villaggi dove perdersi come se il tempo si fosse fermato secoli fa.

Ho così tante mete nella mia testa che vorrei partire per tutte, nello stesso momento, per questo non mi muovo mai facilmente. Troppe scelte complicano la vita e l’unica scelta che mi rimane è non partire e continuare a sognare viaggi guardando mappe.

Pagina bianca

Facile a dire pagina bianca ma io scrivo con il mio portatile su una pagina tutta nera e bianchi sono i caratteri. Sono fatto al contrario, ma questo l’ho sempre saputo.

Questa sera ero a corto di idee, solo pensieri negativi e non mi andava di trasferirli qui. Un bel piatto di pasta mi risolleva un po’ il morale, accendo la tv e per gradire mi ritrovo con due politici che sono in tv per la campagna elettorale. Provo tristezza a vedere quelli che sono più probabili alla vittoria, imbonitori di folla e poco più. Penso ci siano persone più capaci e meno rumorose che potrebbero darci una mano a gestire la baracca ma evidentemente non hanno quel quid comunicativo di cui c’è bisogno per mettersi in mostra, per far accettare programmi impraticabili alla popolazione. Fanno più breccia nella pancia che nella testa degli elettori e se non succederà qualcosa di imprevisto immagino sarà un bel casino per i prossimi cinque anni. Ma io il 4 Marco non vedo l’ora che arrivi, non vedo l’ora di sapere i vincitori degli Oscar 2018!

Sopravvivo alla tv ma di scrivere ancora niente, allora mi scelgo un film per passare la serata con un po’ di leggerezza. La storia di un soldato americano che durante la seconda guerra mondiale si arruola e non vuole usare le armi in quanto obiettore. Beh, carino pensavo, si affronteranno i temi della guerra in modo diverso, con occhio diverso. Ma di carino, molto, c’è solo la fidanzata del protagonista. Per il resto è mezz’ora che scoppiano bombe, esplodono soldati e si vedono campi di battaglia intasati di cadaveri. Pessima scelta per la serata.

Meglio scrivere un po’.

Stop leaving and you will arrive.
Stop searching and you will see.
Stop running away and you will be found.

(Lao Tzu)

Rivelazioni

Capisco poco la società in cui viviamo ed il mondo gli umani si sono creati intorno. Non parlo di rapporti personali, piuttosto mi chiedo perché dobbiamo lavorare facendo dieci ore al giorno cose in cui fondamentalmente non crediamo. La nostra continua spinta ad avere di più che deriva dal consumismo, lavorare per far aumentare il fatturato delle grosse aziende, essere sempre più efficienti, di più, sempre di più. Questa non è una cosa che facciamo per noi ma è una cosa che ci viene inculcata dalla nostra società fin da quando siamo piccoli ed iniziamo a farne parte. Certo, anch’io faccio parte di questa macchina produttiva e contribuisco a farla girare sempre più veloce mettendo una goccia d’olio su ogni singolo ingranaggio, ma ogni giorno che passa capisco che non lo faccio perché ci credo ma perché “bisogna fare così, il mondo è questo”.

Allora mi fermo a pensare e scopro che le cose che mi piacciono sono altre, chiamiamole passioni, hobby o semplicemente cose che mi fanno stare bene e vedo che ciclicamente nella mia vita ritornano e sono sempre le stesse. Mi viene da pensare che il vero me sia quello e che le mia passioni vogliano solamente farmi capire qualcosa. Un po’ come fossero pezzi di puzzle che devono arrivare a completare un quadretto e che tutte le mie ansie e paure di non farcela derivino proprio da quel non riuscire a completare il quadretto che mi è stato assegnato.

Nel mio piccolo sono utopistico vorrei passare la maggior parte della mia vita facendo cose per cui provo sincero interesse e che mi facciano stare bene con me stesso, fosse anche che le mie passioni siano “dormire sugli alberi” e “andare in bicicletta in retromarcia”.

E voi, non riflettete mai su queste cose?

Dipendente

No, non intendo dire che ho un lavoro dipendente (cosa peraltro vera), intendevo proprio dire che ho delle dipendenze, un abuso di sostanze virtuali.

Già, non bastavano l’alcool, il tabacco e le serie tv ad indurci in tentazione adesso si sono messi anche i social e gli smartphone. Giusto, non è storia recente, sono una decina d’anni che queste cose ci sono, ma è storia recente che io non ne possa più!

Mi sveglio la mattina ed ancora prima di tirarmi fuori dalle coperte ho già scansionato tutti i miei account social, per sicurezza più volte, sia mai che mi fossi perso qualcosa di fondamentale nella notte. Guardo anche le previsioni del tempo per capire se fuori fa freddo, se piove o se ci sono trenta gradi ed il sole a picco. Sì, lo ammetto, guardo il telefono per decidere come vestirmi invece di guardare fuori dalla finestra e vedere se è inverno o se è arrivata l’estate.

La giornata prosegue così, un’occhiata alla mail, una a wup una ad instagram ed una a fb. Facendolo ogni 5 minuti i contenuti non cambiano e forse proprio per questo lo rifaccio dopo pochi minuti sperando ci sia qualcosa di nuovo pubblicato dai miei contatti, dai miei amici o dalle persone che semplicemente mi piace spiare. Nuova occhiata, niente di nuovo, magari faccio una piroetta e ricontrollo, non è possibile che non ci sia niente. Le storie poi mi tirano scemo, non le capisco, viene “raccontato” di tutto grazie alle storie che restano online per poche ore, in realtà non viene raccontato nulla ed è questo che mi infogna, guardo sperando che prima o poi ci sia qualcosa di interessante.

E’ così tutto il giorno, tutti i giorni, questa cosa si è insinuata dentro di me senza che io me ne sia resto conto. Allora smetti, chi te lo fa fare? Eh, ma poi mi perdo qualcosa, resto escluso dal mondo, non so più cosa succede intorno a me. Ecco, è proprio questo il problema, è facendo così che non mi rendo più contro di cosa stia succedendo intorno a me nel mondo reale. Sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo o a crucciarmi di essermi perso qualche evento perché mi sono distratto per qualche momento dai social. E poi quanti minuti, ore, giorni interi persi in questo mondo virtuale.

Un aneddoto che racconto spesso è di quando ero riuscito a smettere di fumare, per circa tre anni. I fumatori mi chiedono com’è stato e la cosa che più mi è rimasta impressa sono i tanti 5 minuti di tempo per me che ho ritrovato non dovendo dedicarmi alla sigaretta. Tanti piccoli 5 minuti in cui ho potuto ricominciare a guardarmi intorno, a sentire i profumi, a parlare con qualcuno senza essere distratto dalla sigaretta, dal suo occuparmi tempo prezioso. Poi purtroppo ho ricominciato ma questo mi è rimasto impresso.

Forse è giunto il momento di mettersi in proprio e smettere di essere dipendente.

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