Scrivosolo

Parole e Luce

Mese: marzo 2018 (Page 1 of 2)

When a person can’t find a deep sense of meaning, they distract themselves with pleasure.

(Viktor Frankl)

Se non l’hai ancora trovato, continua a cercare.

(Steve Jobs)

L’ispirazione è sedersi ogni giorno alla stessa ora al tavolino.

(Gustave Flaubert)

Termiti

Oggi leggevo un post su un sito che parla di multipotenzialità, Puttylike, creato da Emilie Wapnick che per prima ha parlato di questa caratteristica. Il pezzo che ha attirato la mia attenzione diceva più o meno così:

Di recente ho scoperto alcune termini attorno alla mia casa. Poi qualcuna in più, poi altre ancora e finalmente ho realizzato: uh oh. Ci sono delle termiti!

Per settimana ho provato ad ignorare il problema. Immagino di aver pensato, se fingo che non ci siano, il problema si risolverà da solo. Ovviamente non è così che funzionano le termiti e quando una settimana ha piovuto particolarmente forte, loro hanno invaso il mio giardino.

Finalmente ho chiamato il disinfestatore e gestito il problema come un adulto.

“Non puoi semplicemente ignorare le termiti,” mi ha detto. “Ti distruggeranno casa.”

Probabilmente state pensando che stia scherzando. Tutti lo sanno! Non ti rendi conto che ignorare un problema lo rende solo peggiore? È così ovvio!

Già, è così ovvio, ma anche io avrei fatto esattamente la stessa cosa, aspettare che semplicemente sparissero da sole ignorando il problema.

Ma a quanto pare non sono l’unico ad affrontare i problemi così 🙂

Quando non si trova requie in se stessi, è inutile andare a cercarla altrove.

(François La Rochefoucauld)

Primavera

Il week end è sempre la parte più difficile per me, mi sveglio nel silenzio della mia casa immersa nella campagna e so che con molta probabilità non parlerò con nessuno tutto il giorno. Faccio colazione guardando le montagne fuori dalla finestra ed il fatto che il cielo sia coperto da nuvole autunnali non aiuta il mio fragile umore. Di mettere a posto casa non ho nessuna voglia, non che sia eccessivamente in disordine o sporca ma il week end è l’unico momento dove potrei fare delle cose. L’unica cosa che mi riesce è rimandarle. Da anni ormai. Dal soffitto pendono ancora lampadine appese ai fili elettrici perché ogni giorno pari penso che devo sistemarle ed ogni giorno dispari penso che dovrei andarmene da questa casa che in realtà non ho mai voluto. A maggio saranno dieci anni che mi faccio le stesse domande. Sì, sono di coccio.

Per fortuna ho una commissione da fare in posta, devo andare a ritirare un pacco che mi è arrivato dalla China. Mi stupisco ancora di come sia più economico comprare un accessorio per la moto dall’altra parte del mondo e farselo spedire rispetto a comprarlo nel negozio di zona, magari prodotto in Italia. Dal fruttivendolo alla grande distribuzione e poi Amazon ed Aliexpress. Il futuro prossimo ci riserverà ancora sorprese, è innegabile, ma nel mio piccolo spero si possa tornare un po’ indietro e recuperare un po’ della dimensione umana delle cose.

Prima di passare in posta mi fermo al bar della stazione per un caffè, non il solito bar, oggi volevo cambiare. Da lì alla posta posso fare quattro passi che ne ho bisogno.

Mi soffermo a guardare la chiesa del paese. Non perché io sia religioso o perché abbia voglia di entrarci, mi soffermo perché non c’è il campanile. O meglio, non c’è ancora il campanile. È crollato una decina di anni fa e non è ancora stato ricostruito. La chiesa a cui era attaccato è stata sistemata ed ha il trucco rifatto da poco ma del nuovo campanile non si sa ancora nulla. Il paese oltre che essere poco frequentato mi sembra abbia anche la sua bella dose di sfiga. Alla posta non va meglio, due impiegati svogliati che fanno un lavoro in cui non credono. Tra un cliente e l’altro ne approfittano per far andare avanti la loro vita, farsi un caffè o inviare messaggi con il cellulare. Ritiro il mio pacco, il pezzo che mi è arrivato è perfino meglio di quello che mi aspettavo. Prima buona notizia della giornata.

Tornato a casa dovrei inventarmi qualcosa da fare ma ripiombo nella mia insipidità. Fumo, giro per casa, fumo, un caffè. Ansia, come sempre. Vabbè, faccio che montare il pezzo che mi è arrivato, ci andranno si e no trenta secondi. Stranamente questa cosa mi attiva. Rivedo la moto, l’accendo e parte al primo colpo. È stata ferma per qualche mese ed avevo paura che la batteria fosse scarica. Se solo il tempo migliorasse mi farei un giro. Un’occhiata fuori e vedo che sta uscendo il sole. Altra notizia positiva, potrei farci l’abitudine. Tempo 10 minuti e sono già fuori a godermi la gita. Se c’è una cosa che mi fa stare bene, sempre, da sempre è proprio andare in moto. Potrei passarci giornate intere in sella senza stufarmi.

Incontro motociclisti conosciuti e mi unisco a loro, ci spingiamo un po’ in quota sulle nostre montagne. C’è ancora tanta neve a bordo strada e c’è una bella aria frizzante. Tre gradi dice il termometro. Sarà la felicità del momento che mi scalda ma io sto bene così.

Forse sono un fiore, mi serve la primavera per riaffacciarmi al mondo.

Blog in progress

Ogni tanto mi chiedo perché ho creato questo blog, in realtà non penso di aver molto da dire, non so raccontare storie e la comunicazione non è il mio forte. Allora perché sto cercando di fare qualcosa che non so dove mi porterà?

La risposta che mi sono dato è che lo sto facendo per imparare e per mettermi alla prova, una sorta di lungo esercizio per capire cosa mi piace fare.

Iniziamo dal titolo, scrivoSolo, deriva sia dal fatto che la scrittura è un’attività individuale sia per ricordarmi che qui devo solo scrivere. Testo e presentazione senza fronzoli, foto, video o qualunque altro contenuto estetico.

Ovviamente ho dovuto imparare ad usare wordpress, lo strumento che mi permette di gestire il blog. L’avevo già usato ma senza costanza, senza una meta, ed era un infinito di modifiche e prove senza mai essere soddisfatto. Adesso la prospettiva è cambiata, deve essere funzionale, stabile e consistente senza prendere il sopravvento sui contenuti.

Ho imparato a conoscere i programmi di scrittura, non sono uno che scrive ovunque, non ho capitoli del mio romanzo scritto sui rotoli di carta igienica. Quando scrivevo a mano dovevo trovare la penna e la carta giusta perché mi sentissi a mio agio e lo stesso è per la versione digitale della scrittura. Ci voleva un ambiente che mi facesse concentrare, che gestisse la formattazione del testo senza farmi diventare (più) matto e che mi permettesse di organizzare tutti i miei contenuti in un posto solo. Ne ho provati tanti ed alla fine ho trovato il mio, facendomi sentire a mio agio mi invoglia a stare qui e scrivere.

Per migliorare nella scrittura bisogna fare tantissima pratica e questo è il modo per allenarmi, non so ancora dove mi porterà ma spero di migliorare strada facendo. Ogni tanto rileggo vecchie cose scritte da me e mi viene l’orticaria. Sono anche più attento a quello che sento, leggo o che mi succede nel quotidiano. Ho il radar acceso per trovare idee per i post che, purtroppo, scrivo di getto e pubblico immediatamente senza dargli il tempo di crescere e maturare. Vorrei essere capace di sviluppare un’idea senza il bisogno di immediata soddisfazione che ti regala la pubblicazione.

Forse la cosa più importante è che questo blog mi costringe tirare fuori qualcosa che è dentro di me e basta. Qui non c’è possibilità di trucco, non si può dire come nella fotografia che il merito è del soggetto fotografato (cosa molto facile da dire ma non vera, la foto la fa sempre e comunque il fotografo).

Ma alla fine quello che ho scritto sopra sono semplicemente delle scuse, è che scrivere mi rilassa, mi rilassa pigiare tasti sulla tastiera del mio portatile e scrivere mi tiene impegnato il criceto che ho in testa e che corre sempre anche quando non c’è niente per cui correre.

Di rado è una perdita di tempo perseguire qualcosa a cui siete affini.

(Emilie Wapnick)

Kurt Vonnegut aveva ragione. «Leggere e scrivere sono le più arricchenti forme di meditazione che si siano scoperte finora».

(Matt Haig, Ragioni per continuare a vivere)

Metti un posto a tavola

Non “aggiungi un posto a tavola” ma mettine uno, uno solo. Stasera ero a mangiare una pizza, avevo bisogno di coccole e sono andato a mangiarmi la mia pizza preferita in città, da me il lunedì e tutto chiuso e quindi niente coccole.

Ero lì che guardavo com’era arredato il locale, ricavato in una struttura industriale e con arredamento decisamente kitsch tra lampadari in vetro e grossi pomodori messi sulle pareti e mi è venuto in mente che se qualcuno, in quel momento, mi avesse chiesto cosa stessi facendo la mia risposta avrebbe potuto sembrare malinconica.

«Sono in pizzeria a mangiarmi una bella pizza acciughe e capperi e poi continuo con il mio dolce preferito, tarte tatin con gelato.»

«E la compagnia com’è?»

«Beh, sono da solo.»

«Ma come, sei a mangiare fuori da solo?»

Si, mi capita spesso, penso sia una delle cose che le persone trovino più difficile fare. Entrare in un ristorante e mangiare da soli. Io non ci vedo nulla di strano, ho fame, voglio togliermi uno sfizio e non ho nessuno con cui farlo. Ci vado lo stesso. Forse è un approccio un po’ pragmatico ma funziona. La pizza era ottima, il dolce meglio ancora ed io mi son risolto una serata dopo un’intensa giornata di lavoro ed un weekend chiuso in casa. Cene, cinema, vacanze, me li godo anche da solo.

Ovviamente per tenermi un po’ di compagnia ho approfittato del cellulare, due notizie ghiotte oggi. Le elezioni presidenziali in Russia, dove incredibilmente ha vinto di nuovo Putin (non ho indagato ma penso non ci fosse nessun altro candidato) ed un incredibile crollo in borsa di Facebook che mi ha incuriosito di più.

Pare che sia emerso che un azienda in particolare raccoglieva informazioni sugli utenti dai profili e dai profili degli amici e che poi le abbia vendute (qui emerge il problema visto che è contrario alla licenza d’uso di faccialibro) ad un’azienda di profilazione e che i dati risultanti siano stati usati per pilotare elezioni o scelte fondamentali come l’uscita del Regno Unito dall’Europa1. A parte il crollo delle azioni o le balle che ognuno di quelli coinvolti tirerà fuori ci sono alcune cose che mi hanno colpito:

  • Pensavamo fosse tutto finito dopo lo scandalo di Snowden2, quando enti governativi raccoglievano informazioni sui privati cittadini. Pensavamo che il problema fosse la Cina (ma non solo) che controlla cosa si possa o non possa fare sulla rete e chissà quali informazioni raccoglie. Non ci siamo resi conto invece che continuiamo a fornire informazioni, che sembrano “minime” ma che raccolte in grandi quantità ed analizzate possono essere utilizzate contro di noi.
  • Lessi tempo fa che con tre (solamente tre) semplici like le aziende che fanno profilazione hanno già un’idea se la persona è etero od omosessuale. Tre semplici like e sei già stato messo in una categoria. Con il caso di oggi sembra che con settanta like (quello che magari facciamo in una settimana), possano creare un profilo psicologico completo ed inviare campagne molto mirate.
  • Continuiamo a creare tecnologia che viene poi usata contro di noi. Per raccogliere ed analizzare questa enorme quantità di dati non strutturati vengono usati quelli che vengono chiamati Big Data ed Analitycs, tecnicamente golosi come la panna montata ma a quanto pare poi restano indigesti.
  • Veniamo guidati nelle nostre scelte sempre più da influenze esterne di cui neanche ci accorgiamo.

Mi toccherà leggere 1984, qui si corre troppo ma forse qualcuno aveva già tentato di metterci in guardia.


  1. Per i curiosi c’è un bell’articolo de Il Post : https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/
  2. Per chi non conoscesse la storia consiglio la visione del film, Snowden, scritto e diretto da Oliver Stone. Il libro su cui è basato scende più nei dettagli ma l’ho trovato indigesto e  poco coinvolgente.

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