Il week end è sempre la parte più difficile per me, mi sveglio nel silenzio della mia casa immersa nella campagna e so che con molta probabilità non parlerò con nessuno tutto il giorno. Faccio colazione guardando le montagne fuori dalla finestra ed il fatto che il cielo sia coperto da nuvole autunnali non aiuta il mio fragile umore. Di mettere a posto casa non ho nessuna voglia, non che sia eccessivamente in disordine o sporca ma il week end è l’unico momento dove potrei fare delle cose. L’unica cosa che mi riesce è rimandarle. Da anni ormai. Dal soffitto pendono ancora lampadine appese ai fili elettrici perché ogni giorno pari penso che devo sistemarle ed ogni giorno dispari penso che dovrei andarmene da questa casa che in realtà non ho mai voluto. A maggio saranno dieci anni che mi faccio le stesse domande. Sì, sono di coccio.

Per fortuna ho una commissione da fare in posta, devo andare a ritirare un pacco che mi è arrivato dalla China. Mi stupisco ancora di come sia più economico comprare un accessorio per la moto dall’altra parte del mondo e farselo spedire rispetto a comprarlo nel negozio di zona, magari prodotto in Italia. Dal fruttivendolo alla grande distribuzione e poi Amazon ed Aliexpress. Il futuro prossimo ci riserverà ancora sorprese, è innegabile, ma nel mio piccolo spero si possa tornare un po’ indietro e recuperare un po’ della dimensione umana delle cose.

Prima di passare in posta mi fermo al bar della stazione per un caffè, non il solito bar, oggi volevo cambiare. Da lì alla posta posso fare quattro passi che ne ho bisogno.

Mi soffermo a guardare la chiesa del paese. Non perché io sia religioso o perché abbia voglia di entrarci, mi soffermo perché non c’è il campanile. O meglio, non c’è ancora il campanile. È crollato una decina di anni fa e non è ancora stato ricostruito. La chiesa a cui era attaccato è stata sistemata ed ha il trucco rifatto da poco ma del nuovo campanile non si sa ancora nulla. Il paese oltre che essere poco frequentato mi sembra abbia anche la sua bella dose di sfiga. Alla posta non va meglio, due impiegati svogliati che fanno un lavoro in cui non credono. Tra un cliente e l’altro ne approfittano per far andare avanti la loro vita, farsi un caffè o inviare messaggi con il cellulare. Ritiro il mio pacco, il pezzo che mi è arrivato è perfino meglio di quello che mi aspettavo. Prima buona notizia della giornata.

Tornato a casa dovrei inventarmi qualcosa da fare ma ripiombo nella mia insipidità. Fumo, giro per casa, fumo, un caffè. Ansia, come sempre. Vabbè, faccio che montare il pezzo che mi è arrivato, ci andranno si e no trenta secondi. Stranamente questa cosa mi attiva. Rivedo la moto, l’accendo e parte al primo colpo. È stata ferma per qualche mese ed avevo paura che la batteria fosse scarica. Se solo il tempo migliorasse mi farei un giro. Un’occhiata fuori e vedo che sta uscendo il sole. Altra notizia positiva, potrei farci l’abitudine. Tempo 10 minuti e sono già fuori a godermi la gita. Se c’è una cosa che mi fa stare bene, sempre, da sempre è proprio andare in moto. Potrei passarci giornate intere in sella senza stufarmi.

Incontro motociclisti conosciuti e mi unisco a loro, ci spingiamo un po’ in quota sulle nostre montagne. C’è ancora tanta neve a bordo strada e c’è una bella aria frizzante. Tre gradi dice il termometro. Sarà la felicità del momento che mi scalda ma io sto bene così.

Forse sono un fiore, mi serve la primavera per riaffacciarmi al mondo.