Scrivosolo

Parole e Luce

Mese: aprile 2018

Il problema di noi matti è che abbiamo una sola malattia mentale, mentre voi sani le avete tutte quante.

(Lia Celi, Mai stati meglio)

La volpe e l’uva

Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato, e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. “Robaccia acerba!” disse allora tra sé e sé; e se ne andò. Così, anche fra gli uomini, c’è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze. 1

(Esopo)

Questa favola sembra così attuale nei contenuti e nelle “scuse” che ci raccontiamo tutti i giorni invece Esopo l’ha scritta 2.600 anni fa (secolo più, secolo meno). Quante volte rinunciamo a qualcosa semplicemente reinventando il modo in cui vediamo le cose?

Certo che l’uva mi piace, eccome! Ma visto che non la posso avere è sicuramente acerba. Io che sono volpe mica posso ammettere che è semplicemente succosa e dolce ma, a me, irraggiungibile.

La chiamano anche dissonanza cognitiva e questa favola ne rappresenta uno degli esempio migliori, quando non riusciamo ad accettare o comprendere qualcosa, in conflitto con i nostri desideri o ideali, è più facile cambiargli il significato piuttosto che pensare che il vero limite sia dentro di noi o nel nostro modo di vedere il mondo.

Tutti i giorni scappo da qualcosa solo perché non ho capacità, costanza o tenacia a sufficienza e mi racconto che “tanto non faceva” per me.

Succede anche a voi?

  1. Testo tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/La_volpe_e_l’uva

Agendo, a volte si sbaglia. Non facendo niente, si sbaglia sempre.

(Romain Rolland)

Emotional business

Certo, la vita è bella perché tutti i giorni son diversi, perché ognuno può dire quello che pensa e perché si possono sentire ed imparare molte cose.

Oggi durante una riunione è stata detta questa frase:

We can’t run business on emotions, business is about data and reporting.

Non so, continuo a pensare di essere un sognatore e che il mondo va come le persone più razionali lo fanno andare, ma questa frase mi tolto il respiro per un attimo.

Voi cosa ne pensate?

P.s.

A proposito di sognatori, il mio segno zodiacale è Acquario ed una volta, una collega, ha definito quelli del nostro segno come:

“Persone con la testa tra le nuvole ed i piedi ancorati per terra.”

I, Tonya

Non sapevo cosa scegliere tra la Forma dell’Acqua e Tonya, stesso cinema, stessa sala, stessa ora. Di Tonya pensavo di aver già capito tutto nei vari trailer, ma di vedere un film fantastico anche se pluripremiato agli oscar non avevo troppa voglia, avevo più voglia di una storia vera, di un po’ di umanità.

Ultimo spettacolo, non lo faccio mai ma il cinema era per strada ed avevo bisogno di distrarmi un po’ dopo una giornata che mi aveva sgonfiato come un palloncino bucato. Vada per Tonya, la storia della pattinatrice americana Tonya Harding coinvolta nell’aggressione della sua rivale numero uno sui campi di gara.

Lei, Margot Robbie, è semplicemente fantastica nella parte di quest’atleta così fuori dalle righe e così diversa dalla belloccia interpretata in Suicide Squad. Questa prova da attice vera le è riuscita benissimo e per questo è stata anche nominata agli Oscar come miglior attrice protagonista, premio vinto invece (come miglior attrice non protagonista) dalla (a me) sconosciuta Allison Janney che interpretava la madre di Tonya.

Tonya nasce da famiglia povera ma con il pattinaggio sul ghiaccio nel dna e la madre, personaggio totalmente negativo e disfunzionale, la forgia facendole capire che qualunque cosa lei avesse fatto non sarebbe mai stato abbastanza. Nessuno sforzo o risultato le avrebbe mai fatto ottenere un grammo d’amore da parte della madre. Nessuno.

Tonya crescendo trova un uomo, un uomo semplice. Anche troppo semplice. Uno di quei personaggi americani di quell’america che di solito non è sotto i riflettori. Un’America di serie B come quella che avevamo già visto in Tre Manifesti ad Hebbing. Con lui si crea un sano rapporto di codipendenza, a lui piace picchiare la fidanzata e lei pensa di averne bisogno. Inseparabili. Lui sarà la sua rovina. Nonostante lei sia un’atleta che si è guadagnata le olimpiadi con talento e determinazione, non riesce ad avere il giusto rispetto per se stessa.

Il film è molto più di quello che fa intuire il trailer, i personaggi sono così intrinsecamente complicati che ne esce un film potente e pieno di contraddizioni, da che pensavo di vedere un film di cui avevo già capito tutto mi sono invece trovato a veder scorrere i titoli di coda continuando a farmi domande per cercare di capire quello che era successo.

Tonya alla fine lo dice, di verità ce ne sono molte e sono tutte diverse.

Da menzionare la colonna sonora, un susseguirsi di brani di generi molto diversi tra loro che danno ritmo al film, le scene vengono collegate tra di loro grazie alla musica ed è uno scorrere narrativo unico dall’inizio alla fine del film. Tra tutti i brani il mio preferito, quello che mi ha fatto ballare sulla poltroncina, è Goodbye Stranger dei Supertramp.

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