Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato, e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. “Robaccia acerba!” disse allora tra sé e sé; e se ne andò. Così, anche fra gli uomini, c’è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze. 1

(Esopo)

Questa favola sembra così attuale nei contenuti e nelle “scuse” che ci raccontiamo tutti i giorni invece Esopo l’ha scritta 2.600 anni fa (secolo più, secolo meno). Quante volte rinunciamo a qualcosa semplicemente reinventando il modo in cui vediamo le cose?

Certo che l’uva mi piace, eccome! Ma visto che non la posso avere è sicuramente acerba. Io che sono volpe mica posso ammettere che è semplicemente succosa e dolce ma, a me, irraggiungibile.

La chiamano anche dissonanza cognitiva e questa favola ne rappresenta uno degli esempio migliori, quando non riusciamo ad accettare o comprendere qualcosa, in conflitto con i nostri desideri o ideali, è più facile cambiargli il significato piuttosto che pensare che il vero limite sia dentro di noi o nel nostro modo di vedere il mondo.

Tutti i giorni scappo da qualcosa solo perché non ho capacità, costanza o tenacia a sufficienza e mi racconto che “tanto non faceva” per me.

Succede anche a voi?

  1. Testo tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/La_volpe_e_l’uva