Scrivosolo

Parole e Luce

Mese: maggio 2018

Procastinare (sembra una brutta parola)

Non voglio scrivere un trattato sulla procrastinazione, i siti di crescita personale trattano in modo “insistente” e più che esaustivo l’argomento, ma giusto per chiarire a chi non è pratico del termine questa è la definizione:

Procastinare: rimandare al domani con lo scopo di temporeggiare o, addirittura, di non fare ciò che si dovrebbe.

Insomma, è il sì, poi lo faccio domani che molti di noi si raccontano per evitare di fare. Evitano per insicurezza, perché il compito gli sembra troppo grande. Evitano per perfezionismo, perché chi cerca la perfezione rischia di non fare intimorito dalla paura di non farlo nel miglior modo possibile. Evitano e fanno altro, un compito più facile o che non possa essere giudicato. Si guardano ore di tv, si cazzeggia con il cellulare, si accarezzano i divani invece di affrontare compiti che a lungo termine potrebbero portarci gratificazioni molto più grandi.

Bene, tra le cose che ho letto ultimamente mi sono rimasti impressi due concetti. Uno mi ha scolpito in testa l’effetto collaterale del fare e non fare (possiamo cercare di rimandare ma tanto prima o poi ci tocca) e l’altro che ci pone davanti ad un bivio interessante.

 

Facciamo finta che ci piaccia ancora scrivere a mano (io non lo faccio praticamente più). Ogni volta che iniziamo a scrivere qualcosa proviamo ad usare, alternativamente, una mano diversa. Destra, sinistra, destra, sinistra.

Ogni volta le prime righe faranno schifo, poi la pratica ci farà migliorare e lo scritto sarà comprensibile anche quando non usiamo la mano che usiamo di solito. Cambiamo mano, bisogna ricominciare da capo. Cambiamo mano di nuovo e le prime righe saranno di nuovo degne degli antichi egizi.

È quello che mi succede quando scrivo qui, non lo faccio con regolarità, un po’ per pigrizia ma soprattutto perché sono un “perfettino” ed ho paura di scrivere cose “inutili”. Ogni volta che torno a scrivere devo reimparare un sacco di cose. Come si fa a pubblicare un articolo, quale carattere ho usato l’ultima volta, le scorciatoie da tastiera del programma che uso per scrivere. Ogni volta perdo tempo, devo reimparare cose che avevo già imparato e che per procasinite (sì, voglio scrivere tutti i giorni ma inizio poi la prossima settimana) non faccio con costanza. Mi succede con tantissime cose, inizio, non mi piace come lo faccio e smetto. Poi torno a farlo perché magari in fondo mi interessa ed è come aver cambiato mano. Devo ricominciare.

Non sarebbe meglio iniziare e finire un compito senza lasciarlo a metà o applicarsi con costanza su uno dei nostri progetti? Alla risposta ci penso poi domani.

 

Abbiamo un compito da affrontare, uno di quelli che non ci piacciono o per cui non ci sentiamo all’altezza. Che so, preparare una presentazione in ufficio usando il malefico powerpoint. C’è la scappatoia, lo faccio domani ed adesso magari faccio l’inventario che mi rilassa. Ecco, abbiamo una via di fuga e possiamo rimandare almeno fino all’ultimo secondo quando poi saremo obbligati a fare quello che avremmo potuto fare con tutta calma.

E se la scelta alternativa non ci fosse? Immaginate due sole opzioni.

  • Eseguo il compito.
  • Non faccio niente.

Non, faccio altro, non faccio niente! In piedi nella stanza senza fare niente, senza guardare il telefono, senza parlare con qualcuno, senza distrarmi con qualunque cosa e senza dedicarmi ad un altro compito. Pensateci. O la presentazione di powerpoint adesso ed ora o il niente.

Ho letto di recente di un esperimento, a delle persone venne chiesto di entrare in una stanza vuota, da soli, e gli venne chiesto di stare lì e non fare nulla per quindici minuti. All’interno della stanza c’era una cosa sola, un pulsante posto su una delle pareti. Venne fatto provare a tutti prima dell’inizio dell’esperimento. Se il pulsante veniva premuto dava una scossa elettrica, non mortale ma abbastanza forte da essere spiacevole. Quindici minuti da soli nella stanza senza far niente, questo era il compito. Ecco, non c’è riuscito nessuno. Presi dalla noia o dall’oblio di stare soli con se stessi hanno tutti preferito schiacciare almeno una volta il pulsante e prendere la scossa. Poi c’è anche chi ci ha preso gusto e l’ha schiacciato ripetutamente ma questi sono problemi tutti suoi.

Il succo è, se non avessimo scelta tra il nulla ed il compito da svolgere, il peggio non sarebbe mai il compito. Il non fare niente non ci appartiene e ci fa sentire enormemente a disagio.

Quando cerchiamo di rimandare qualcosa pensiamo a questa di alternativa, lo faccio o mi dedico al nulla?

I due giorni più importanti della tua vita sono il giorno in cui sei nato e il giorno in cui scoprirai il perché.

(Mark Twain)

Do one thing every day that scares you.

(Eleanor Roosevelt)

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