Milano e ritorno. Un tappeto d’asfalto lungo 130km noiosamente dritto. Un cielo stellato in questa notte ghiacciata mi ha fatto ricordare che viviamo inquinati dalla luce e che le stelle non le vediamo più, come se non ci fossero.

Un’autostrada, quella che collega Torino con il capoluogo lombardo, che mi è sempre stata un po’ stretta. Un po’ perché per anni stretta lo era davvero, con i lavori a costruire l’alta velocità che ne hanno mangiato corsie e creato chicane insopportabili. Stretta perché è tutta dritta, ricorda la gara podistica che si fa a Torino e che va dal centro città a Stupinigi lungo un percorso che disegna una semplice linea retta sulla mappa, la ‘Tutta dritta’ appunto. La prima curva della A4 è a Bergamo, sì perché una curva c’è, ma giusto qualche chilometro dopo l’arrivo.

Questa sera invece, con mia grande sorpresa, mi è piaciuta percorrerla. A passo lento. Si, a passo lento, perché questo resta uno dei pochi pezzi autostradali senza autovelox apparenti ed è facile farsi una corsa fuori dai limiti. La mia prima fu ormai 25 anni fa, quando prendemmo in prestito la Fiat Croma dal babbo del mio amico Arturo. Ricordo che lui la tirò fuori (rubò) dal garage e la portò sotto casa mia facendo un breve tratto di strada contromano. Io per quella sera feci il driver. Avrò avuto vent’anni, ma non li avevo, ero comunque quello più anziano di patente. “Che si fa allora?”, “Si va a Milano!”. Ai tempi si usava, andare a prendere il caffè in piazza Duomo partendo da Torino. Sì, perché non facemmo altro. Un caffè e poi di corsa il rientro verso casa prima che fosse troppo tardi. Ed il ritorno fu veramente una corsa, un casello casello da 40 minuti netti ed un intero serbatoio di carburante bevuto nel motore. Non era un fulmine di macchina ma noi la sprememmo il più possibile per darle onore. Ci si divertiva con poco.

L’ultima invece con la mia di auto, quando era ancora giovane e di buone speranza. Dovevo verificare se i cavalli c’erano tutti, sai, magari ti mettono sotto il cofano un motore ‘stanco’, meglio controllare. Verifica positiva, il motore era proprio quello giusto e sul tachimetro c’era segnata una velocità facile da ricordare, con numeri in sequenza tipo 1, 2, 3 … solo che il primo numero non era uno. Un successo.

Stasera invece no, mi godevo per quello che potevo il cielo stellato. Le costellazioni davano sfoggio di sé nelle zone dove la notte è ancora notte, in aperta campagna. Mi godevo anche il ronfare lento del motore diesel, che invece è fatto per distendersi sulle autostrade tedesche senza limiti. Pensavo anche a Milano.

Una città odiata per campanilismo ma che sto trovando vivace e piacevole. Saranno stati i molti ristoranti di ramen tutti nella stessa via, che qui da noi neanche sappiamo cos’è. Oppure saranno stati i Navigli mai visti prima e frequentati sia di giorno che di sera per la prima volta. Anche aver scoperto uno spazio espositivo nuovo, dove ho fatto 3 ore di coda per vedere una mostra per 15 minuti per poi spenderne almeno il doppio facendo foto all’atrio principale. Sarà che mi è venuta voglia di fare foto in giro per la città o sarà per il risotto con ossobuco mangiato in osteria seguito dalla miglior Tarte tatin gustata al di fuori della Francia (se solo si decidessero anche da noi ad usare la panna acida come accompagnamento sarebbe arrivata al primo posto!).

Sarà che è una città che mi stimola senza motivo apparente, per la sua dimensione o per il solo fatto di avere una metropolitana dalle linee colorate che mi fa sentire proiettato nel futuro.

Sarà che ci torno e vedo se mi piace ancora.