Scrivosolo

Parole e Luce

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Mille e una parola, forse più.

Mille parole al giorno dice l’articolo che ho appena finito di leggere, mille parole al giorno come abitudine è utile per imparare a scrivere meglio. Non so neanche quante siano mille parole, le persone normalmente non lo sanno. Sto cercando di scoprirlo adesso, c’è il “word count” attivo nel programma che sto utilizzando, per ora sono a 57, io avrei detto che ero già a duecento. Lunga strada ancora da fare. L’altra cosa che consiglia è quella di leggere, leggere molto. Questo l’ho sempre fatto ma per qualche ragione mi è molto difficile ricordare quello che leggo. È sempre stato così, per i libri e per i film. Leggo, vedo e dimentico.

Proprio pensando a questo mi sono ricordato di una cosa che avevo letto, un romanzo o un racconto. Narrava di una società in cui le persone avevano dei sensori ed una gemma sulla fronte che cambiava colore in base alle emozioni che provavano. Non ricordo se solo riguardo all’attrazione sessuale o tutte le emozioni. Mi piacerebbe saperne di più ma ho provato a cercarlo con l’amico Google ma stavolta non mi è stato d’aiuto. Shazam per i libri a cui chiedere non penso che esista e la mia libreria è troppo ampia per farmi venir voglia di guardare tutti i frontespizi fino a farmi ricordare quale libro fosse. Ma so che un giorno ci inciamperò per caso e mi sorprenderò. 232.

Altro spunto interessante che dava l’articolo, riprendendo una frase detta da Steve Jobs, è che la creatività è l’unione di tanti puntini. I puntini sono le nostre esperienze, i libri che abbiamo letto, i film che abbiamo visto, i posti che abbiamo visitato, le persone che abbiamo incontrato. Più puntini hai a disposizione più ci sono possibilità di unirli in modo differente. E la creatività è proprio il modo di unirli in un modo che gli altri non vedono. Affascinante. 313.

Ieri tra l’altro è morto Stephen Hawking, grossa perdita per il mondo intero. Uomo di straordinaria intelligenza e vero genio del secondo scorso con i suoi studi sul tempo e sui buchi neri. Nella mia libreria c’è anche il suo “A brief history of time” che mi toccherà rileggere perché non ricordo più nulla. Ma non era qui che volevo arrivare. Quello che mi ha sorpreso è stata la reazione sui social alla sua scomparsa. Tantissimi messaggi e tante notizie postate su Facebook. Pensavo fosse un personaggio di nicchia ed invece con il suo modo di fare, nonostante le sue oggettive difficoltà, è diventata praticamente un’icona pop conosciuta, ammirata e rispettata da tutti. Nonostante fosse praticamente paralizzato e muto riusciva a trasmettere messaggi positivi. Il film dedicato a lui, andato in onda ieri sera, punta molto su questo aspetto. Lo umanizza, lo rende reale anche se aveva una mente a noi inaccessibile. Che un personaggio così abbia fatto presa sul grande pubblico è una delle cose che mi fa ancora pensare che ci sia qualcosa di buono al mondo. 493.

Sono solo a metà dell’opera. Certo che mille parole sono proprio tante quando si pensa di non aver niente da scrivere. Chissà quante parole scrivevamo quando facevamo i temi alle scuole medie. Non saprei. Ma prima di questo esperimento di scrivoSolo era l’unico posto in cui scrivevo per un pubblico. Il pubblico in realtà era una sola persona ed invece di dare dei like o commentare era più incline a fare segni rossi sul foglio e poi scrivere un numero nell’angolo in alto a destra del primo foglio. Bel modo di affrontare la scrittura. Forse avrei voluto capire di più sul mio modo di pensare ed esporre, mentre si capivano principalmente gli errori di ortografia e grammatica. Forse non faccio testo. Penso ci siano modi migliori per insegnare tutto, la matematica non è una cosa fredda e disconnessa dalla vita reale. Anche lei ha una sua storia, appassionante e lunga secoli fatta di problemi impossibili e scoperte affascinanti. Abbinare un po’ di questo ai semplici e freddi numeri avrebbe reso tutto più interessante. Avrebbe attirato di più l’attenzione mantenendola su un piano reale e magari innescato la curiosità degli studenti in attesa del “cosa succederà la prossima volta?”. Io ho scoperto molti anni dopo il libro “Storia della Matematica” di Carl Boyer, se siete dei curiosi ossessivi come me è un libro che consiglio. 718.

Penso che questo valga anche per le altre materie, sulla geografia ci sarebbe da parlare per ore, io ho imparato dove sono le regioni, i paesi e le capitali solo quando ho iniziato a viaggiare e per ognuno di loro ormai abbino dei colori, dei profumi, delle caratteristiche delle persone che ci vivono o del cibo che si può mangiare solo in quei posti. Italiano e Storia studiati dovendo praticamente imparare a memoria testi che appesantivano troppo lo zaino non ha mai funzionato. Risolsi in modo facile il problema del peso, non comprai neanche i libri. Almeno negli ultimi anni delle superiori. Come abbia fatto ad uscirne promosso non saprei ma qualcosa mi ero sicuramente inventato. Non so se qualcosa nel frattempo è cambiato ma vedendo la cultura generale media non penso ci sia stata una grossa evoluzione. 857.

Scrivere e basta mi annoia, in contemporanea sto guardando un film di cui non ho capito ancora niente ma ha una fotografia che mi incuriosisce con una forte dominanza di colori freddi verde/azzurri ed una colonna sonora a volte inaspettatamente irriverente. Per questo mi ricorda un po’ il film su Maria Antonietta di Sofia Coppola. Coloratissimo anche lui anche se su altre tonalità ed una colonna sonora che sorprende. Consigliatissimo! 929.

Beh, direi che ci siamo quasi. Posto lunghissimo, più un test con me stesso che qualcosa di leggibile per il pubblico però scriverlo mi ha fatto star bene. Mi ha tenuto lontano da un cruccio che mi assilla da qualche giorno e che non ho il coraggio di affrontare. Chissà, magari sarà spunto per qualcosa da scrivere nei prossimi giorni. 990.

Con questo chiudo, non fate come le mie prof con i temi, lasciatemi un commento se vi fa piacere. 1010.

Emails are like zombies: you keep killing them and they keep coming.

(Adam Alter, Irresistible)

Sette anni in viaggio

Settimana difficile, intensa per troppi motivi diversi, alcuni piacevoli altri decisamente meno e che avrei preferito evitare. La nostra vita è costellata di buche più o meno profonde sul percorso che facciamo, tipo Roma, forse è piacevole viverla anche per questo. Fosse tutto facile saremmo colpiti da una noia profonda e ci metteremmo a scavare buche apposta per movimentarla. Sì, anche i pigri lo farebbero.

Stasera incontro con la psicologa, ogni due settimane per un’ora chiacchiere libere senza paletti. C’è chi si è fatto sette anni in Tibet, io mi sto facendo sette anni in terapia. Un viaggio il meno lontano di tutti i viaggi, un viaggio dentro di me. Niente di grave, penso troppo. Decisamente troppo. Il criceto che ho in testa non si ferma mai un attimo, è iperattivo. Si prendesse una vacanza almeno lui!

Pensieri gioiosi, unicorni rosa che corrono tra le nuvole o barzellette quelli mai. Più che altro pessimismo e negatività, cerco di continuo il pelo nell’uovo e di solito lo trovo. Trovato uno cambio uovo e ricomincio da capo. A questo gioco vinco sempre.

Il rimugino svanisce con l’azione o con le droghe, questa frase di stasera me la ricordo. La seconda opzione non è mai stata presa in considerazione, mai neanche passato per la testa (il tabacco non conta) e sulla prima ci stiamo lavorando, da anni appunto. Sono piuttosto lento.

Eppure, non è così in tutto. Ci sono aspetti della mia vita (che in realtà non riesco a vedere) che funzionano e funzionano anche veloci. Io penso siano dovuti solo a colpi di culo che il destino mi ha regalato, ma anche di jolly nei mazzi di carte ce ne sono solamente due ed i conti non tornano. Vorrei riuscire a vedermi dall’esterno per capire ma son troppo preso a scavare dentro di me.

È piuttosto noioso vedersi così mentre gli altri vedono una persona molto diversa, potrei osare il termine “brillante” ma solo pensarlo abbinato a me mi viene da ridere. Se non penso leggo (o dormo, o altre cose) ed a quanto pare non sono l’unico che ha queste “pippe mentali” preinstallate in quel chilo o poco più di massa grigia. L’ho scoperto leggendo un libro, dopo averne provati decine o forse più. Leggevo il libro e continuavo a dire, hey, ma questo sono proprio io! È la storia di me e del mio criceto! Un po’ mi ha sollevato il morale, un po’ mi ha fatto realizzare che forse ci sono cose che è impossibile cambiare e che è più importante accettarsi invece di cercare di cambiare a tutti i costi. C’è un forse di troppo nella frase.

Se fossi nato zebra a pois, di diventare a strisce non ci sarebbe modo. Sarebbe poi un vero problema?

Se non costruisci il tuo sogno, qualcuno ti ingaggerà per aiutarlo a costruire il suo.

(Tony Gaskin)

Snake – Il serpente che si mangia da solo

Uno, ti svegli al mattino e vai a lavorare, magari un lavoro ad alto coefficiente di stress. Arrivi a sera e sei cotto come un prosciutto e cerchi di trovare un modo per rilassarti perché domani ti aspetta un’altra giornata impegnativa.

Due, avanti così per 5 giorni, arriva il week end e devi fare il possibile per rilassarti, è l’unico momento che hai a disposizione perché poi torna il lunedì e si ricomincia dal punto uno. Ma visti i casini della settimana magari non hai organizzato nulla e ti improsciutti ancora di più.

Tre, avanti così per 11 mesi, poi le strameritatissime ferie. Comunque vada parti, stacchi da tutto, da tutti quelli che non vuoi vedere nè sentire, dagli obblighi e dalla routine. Te la godi sì, te la godi. Ma poi rientri e ricominci dal punto uno.

Il rientro è come prendere un’autoarticolato in pieno viso. Sei passato dal tuo ritmo naturale al ritmo che non ti appartiene e che fai fatica a riprendere.

Lavori, ti stressi, cerchi di placare lo stress per poterlo affrontare nuovamente il giorno dopo. Così fino a circa settanta anni.

Cerchi di ridurre lo stress perché se no il giorno dopo non riesci a prendere la nuova dose che ti deve essere somministrata?

Qualcosa non mi torna, sarà mica il punto uno?

scrivoSolo

Niente, stasera non si scrive. Ho deciso di rifare un po’ il look al blog, prima cercando immagini accattivanti per dare un’identità al blog ma poi ho voluto tenere fede al nome che ho scelto, scrivoSolo, per cui ho deciso di togliere le immagini e rendere il sito ancora più minimal.

Cosa ne pensate?

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla

(Gabriel García Márquez)

Scontato

Fuori fa un freddo polare ed io ho appena finito una giornata passata davanti a powerpoint, che considero uno strumento infernale come pochi altri. La dispensa è vuota, la casa è silenziosa e l’unica nota positiva è che il nuovo impianto di riscaldamento funziona senza dare rogne. Una di quelle cose che si danno per scontate ma quando si rompe irrimediabilmente la caldaia ti rendi conto che non lo sono. Adesso tutte le sere che rientro a casa sono felice che ci sia un bel calduccio e che qualcosa è stato fatto per ottenerlo. Questo tepore, almeno qui, non è piovuto dal cielo.

Reality show a chi?

Solita configurazione serale, io sul divano, la tv di fronte a me ed il mio piccolo Mac sulle gambe. Avessi un cane o una fidanzata sarebbe diverso ma per ora questa è la mia normalità.

Guardo il TG (su La7, sopporto solo quello) e poi un programma di approfondimento politico (ma non solo) che conduce Lilli Gruber. Praticamente tutte le sere, sperando che la campagna elettorale finisca presto e che la possibilità di sentire qualcuno raccontare cose interessanti torni al più presto.

Giro un po’ tra i canali e mi cade l’occhio su un programma che non avevo mai visto “Master Pasticcere di Francia”! Spengo la tv, non ce la faccio, devo riflettere. Master Pasticcere di Francia?!?!

Di tv ne guardo troppa e di reality anche ma forse sarebbe il caso di darci un taglio. Ma i reality poi, cosa sono? Mi faccio domande a stomaco vuoto.

La tv delle persone come noi, la possibilità che anche noi potremmo essere uno di loro, la rivincita di Calimero, un palco dove farsi conoscere (ma qui ho già dei dubbi che siano persone “come noi”). Puro e semplice intrattenimento televisivo, anche se quando Siri parla di Intrattenimento parla di arte messa a disposizione della massa:

L’intrattenimento è un’azione o un evento che ha come scopo quello di catturare l’interesse di uno spettatore o di un pubblico, oppure, in senso più ampio, qualunque attività capace di suscitare gioia o divertimento in chi la pratica. Benché l’interesse di una persona a una determinata attività possa variare a seconda dei gusti personali, molte forme di intrattenimento possiedono una lunga storia e sono ormai universalmente riconosciute. L’arte della narrazione, la musica, il teatro, la danza e altri tipi di rappresentazioni artistiche che in passato erano a sola discrezione di una ristretta categoria di persone, come facoltosi e nobili, nel tempo si sono evolute fino a diventare eventi convenzionali fruibili dalla massa nelle diverse culture.

Per quale motivo io dovrei provare interesse per gente normale che fa finta di cucinare o preparare dolci? Insegnatemi a cucinare, fatemi assaggiare qualcosa, raccontatemi storie che possano sfamare la mia fame di sapere. Intrattenimento professionista vorrei, i dilettanti funzionavano alla Corrida e guarda caso li si guardava per ridere un po’ alle loro spalle.

No, si prendono dieci persone, gli si danno dei compiti che ancora non riusciamo a capire come facciano a portare a termine (ma veramente uno che non ha mai cucinato se non per gli amici può preparare 150 coperti da un giorno all’altro?) e non impariamo assolutamente nulla di cucina perché va tutto troppo in fretta. Non impariamo neanche a giudicare, manco il televoto ci danno. Certo, non potendo assaggiare, come sarebbe possibile. Dobbiamo stare al giudizio dei guru della cucina (prendo la cucina come esempio ma ci solo reality per tutto e per tutti i gusti) e noi pendiamo dalle loro labbra. Ma perché? I partecipanti poi, perché hanno così tanta voglia di farsi giudicare e prendere sonori “ceffoni” in pubblico? Saranno mica masochisti.

No, penso solo che ai produttori questo faccia comodo perché le persone costano meno dei personaggi (anzi, fanno a botte per andarci) e così possono sfornare programmi nuovi in continuazione. A noi invece fa sempre più piacere farci i fatti degli altri “normali” come noi.

Vado a buttare la pasta…

Non c’è nessun problema che un viaggio in moto non possa risolvere. È solo questione di quanti chilometri sei disposto a fare.

(G. Santucci, 700 ore in India)

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